2020, L’ANNO DELL’INIMMAGINABILE- INTERVISTA A MATTEO GRASSI - PT.2

2020, L’ANNO DELL’INIMMAGINABILE- INTERVISTA A MATTEO GRASSI - PT.2

NBS: anche il Walser Trail sul Monte Rosa non si correrà…


Matteo: Esatto… come dicevamo prima, io sono anche organizzatore e la mia gara si sarebbe dovuta svolgere domenica prossima e l’abbiamo annullata ormai un mese or sono, poco dopo il primo decreto emanato dal Presidente del Consiglio. Ci siamo resi conto che non ci sarebbero stati i tempi e le condizioni per organizzare una gara, anche se quando l’abbiamo annullata non era chiara la gravità della situazione, mentre oggi lo è molto di più.


Ad oggi non riusciamo ancora a fare ragionamenti di tipo propositivo per il futuro, al limite li facciamo in negativo: non stiamo più pensando a quando potremo riprendere, ma fino a quando non si potranno svolgere le competizioni.


In questo momento le domande che ci facciamo noi organizzatori sono tali, non abbiamo più un orizzonte temporale di due settimane o un mese ma stiamo pensando “a settembre ci saranno gare, si o no?”. Infatti gli osservati speciali a livello mondiale in questa fase sono due: l’UTMB ed il TOR.


È notizia di oggi che anche i francesi si stanno forse rendendo conto che a livello normativo non gli sarà consentito organizzare, anche se ancora non hanno ufficializzato una scelta precisa e dovrebbero formalizzarla intorno al 20 di maggio. Manca ancora parecchio però sembra che non ci saranno le condizioni per svolgere l’UTMB.


NBS: anche perché quelle sono gare che si preparano con altre gare e sono il riferimento per la stagione di tanti atleti. Anche perché preparare una gara come il TOR o l’UTMB senza aver fatto un avvicinamento di altre gare propedeutiche e quasi impossibile. Pensare di fare il TOR come prima gara dell’anno è una follia, anche se nel comparto i folli non mancano.


Matteo: assolutamente sì, quando tu affronti una stagione agonistica importante lo fai perché hai un obiettivo altrettanto importante. L’obiettivo che ti sei prefissato ti dà la forza di allenarti quotidianamente, con carichi di lavoro impegnativi per arrivare pronto il giorno esatto in cui si deve svolgere l’UTMB, o il TOR, la LUT o qualsiasi gara rilevante.


Se ti viene meno la certezza che questa gara ci sarà, ti viene meno automaticamente anche la motivazione per svegliarti tutte le mattine alle cinque o per realizzare allenamenti di 100 km, perché pensi “ma chi me lo fa fare?”.
In questi giorni stiamo ancora vivendo in quarantena, a breve inizieranno a sbloccarsi ma abbiamo vissuto questo periodo nell’impossibilità di praticare attività sportiva. Delle limitazioni talmente forti che ci hanno portato ad arrangiarci in una qualche maniera, arrabattandosi a fare il giro intorno a casa o dell’isolato a seconda della strettezza della maglia normativa che ci è stata imposta.


Ovviamente non sto dicendo che sia stato sbagliato, sto dicendo che è difficile anche per questo motivo.


Chiaramente rispetto al dramma delle persone che muoiono e che soffrono, queste sono bazzecole, ci si sente quasi in colpa a parlarne, però noi runner sappiamo bene qual è la nostra necessità ontologica di muoverci e di correre per scaricare la testa; ormai siamo drogati di endorfine e non possiamo più farne a meno.


NBS: è stato un momento di decisioni difficili, a volte anche impopolari, alcune prese forse troppo frettolosamente ed altre più ponderate. Ora ti chiedo di indossare il cappello dell’organizzatore di gare: so che gli insider del mondo del Trail si stanno tenendo in contatto per capire come muoversi all’unisono e con una volontà coesa.


Matteo: si, ce un movimento molto interessante di comunicazione tra organizzatori. Abbiamo un gruppo WhatsApp che raccoglie quasi 200 gare, in cui quotidianamente ci si confronta su questi temi e sulla necessità di trovare alcune linee comuni. Discutiamo anche sulla difficoltà del momento di interpretare le norme e le leggi. Ci stiamo muovendo a scaglioni d’urgenza.


In prima battuta abbiamo affrontato il problema di annullare le gare, consapevoli che tu come organizzatore hai una responsabilità nei confronti dei tuoi iscritti e quindi devi fare delle proposte: come il posporre l’iscrizione all’anno successivo, piuttosto che offrire un rimborso della quota. Magari non un rimborso totale, perché hai già sostenuto delle spese e ovviamente più sei sotto data, più ne hai anticipate. Pensa solo ai costi fissi, come l’affiliazione alla federazione sportiva, costi di magazzino, costi delle piattaforme on line… costi che possono andare dalle migliaia di euro per i piccoli eventi alle immagino decine di migliaia per quelli maggiori. Dispiace chiaramente, ma non è pensabile che l’organizzatore possa assorbirli totalmente senza rivalersi sulla quota d’iscrizione.


Come promotori ci siamo confrontati serenamente su questo argomento ed abbiamo capito che dovevamo fare i conti con il fatto che gli organizzatori di professione in Italia sono pochi, la maggior parte di noi lo fa per passione e senza profitto. Abbiamo comunque gestito le cose nel modo più trasparente ed onesto possibile e fin ora ha funzionato bene, non ce stata quasi nessuna lamentela se non rarissimi casi in cui qualcuno si è impuntato.


NBS: anche perché la pandemia è una delle pochissime cause di forza maggiore che permettono compromessi di questo tipo.


Matteo: in ogni caso penso sia meglio che si tenga tutti, sportivi ed organizzatori, una linea di correttezza e di etica e per fortuna si sta riscontrando nella maggior parte dei casi questo atteggiamento virtuoso.


Quindi il confronto in prima battuta è stato questo, in seconda battuta si è iniziato a ragionare su che senso abbia organizzare gare a medio termine, ad esempio gare a luglio ha senso pensare di attivarle? Gare a settembre? Facciamo un esempio, immaginiamo che io organizzi una gara a settembre, ha senso che io apra le iscrizioni adesso?


Probabilmente no, potrei anche farlo ma correndo il rischio di dover poi rimborsare quote, di non poterla organizzare e strutturare perché non posso andare in giro, ed inoltre c’è il rischio che i volontari decidano di non aderire. I volontari che di solito ci danno una mano, sono gli stessi che in questi giorni si stanno adoperando nella gestione l’emergenza: Croce rossa, Protezione Civile etc. Può anche essere che a settembre dal punto di vista normativo sia fattibile organizzare le gare, ma il gruppo di volontari potrebbe dire “no, io non vengo a rischiare la mia salute”.